REVISIONISMI COSI’ RESISTIAMO A CHI CI CANCELLEREBBE
di Fosco Giannini
su la Rinascita della Sinistra del 07/11/2007
Fukujama, dopo la caduta dell’Urss, scrive un libro, La fine
della storia, tendente a dimostrare l’impossibilità del
socialismo e l’eternità del capitalismo. Significativamente
diviene un best seller universale. Dopo il golpe di Eltsin si
mettono fuorilegge i comunisti russi; sale la “Lustrace” nella
Repubblica Ceca e negli anni a seguire, sino ad ora, altre dure
misure contro i comunisti: di nuovo nella Repubblica Ceca
(fuorilegge i giovani comunisti, 2.005); in Polonia, (feroci
persecuzioni sino alla negazione della pensione ai combattenti di
Spagna); Ungheria (il processo contro il Munkaspart si terrà a
breve), Lituania ( il segretario del PC è incarcerato per circa
14 anni) e Lettonia ( dove al PC è negato il nome e lo si
costringe a chiamarsi socialista). Assieme a quest’ondata nera si
leva un attacco politico e culturale – su scala europea – contro
l’intera storia comunista e la Rivoluzione d’Ottobre, che giunge
al tentativo di far ratificare, dalle stesse istituzioni dell’Ue,
l’equiparazione tra nazifascismo e comunismo.
E’ in questo quadro
che vanno letti gli ultimi singulti italiani: lo spregevole
servizio contro la Rivoluzione d’Ottobre del Tg2 dello scorso 23
ottobre; il subdolo tentativo di Veltroni di collocare il
comunismo nel museo degli orrori tramite l’indegna equiparazione
con Pol Pot; la richiesta, agghiacciante e risibile ad un tempo,
da parte di Luca Volontè, dell’Udc, di inserire nella
Costituzione il reato di apologia di comunismo. Cioè, di metterci
fuorilegge.
Cosa tiene assieme tutto ciò? Due questioni,
dialetticamente legate: da una parte ( attraverso la
demonizzazione della Rivoluzione d’Ottobre e dell’intera storia
comunista) la sacralizzazione del capitalismo, la sua
riproposizione quale società di tipo “naturale”, immutabile
poiché emanata da dio; d’altra parte ( attraverso l’insulto etico
e politico all’odierno movimento comunista) la collocazione del
progetto socialista ai limiti estremi della legalità borghese, di
conseguenza alla negazione della prassi politica autonoma
comunista e anticapitalista. Un’imponente pressione politico-
culturale tendente a forme diverse di liquidazione del movimento
rivoluzionario, tra le quali è contemplata anche la sua
autoliquidazione. Entrambe le operazioni ideologiche ( che
passano attraverso un dispiegamento enorme di attacchi mass-
mediatici, incomprensibili se fosse vero che siamo “fuori della
storia”) fanno parte di un obiettivo generale : la costruzione di
un solido neo-centrismo su scala continentale funzionale allo
sviluppo neoimperialista dell’Unione europea.
L’operazione del PD in Italia si presenta come forma tipica di questa pulsione
europea: ciò a cui punta Veltroni è un bipolarismo
intercambiabile, su base sociale aconflittuale ad egemonia
capitalista. In questo quadro le forze comuniste ed
anticapitaliste vanno necessariamente ed urgentemente espulse e
per ciò è lecito che esse subiscano un processo di dannazione
storica e culturale. I processi di costituzione dei nuovi poteri
( come il veltronismo e il suo doppio intercambiale e bipolare,
il berlusconismo) avanzano spesso per moti carsici e i suoi
agenti possono esserne avanguardie anche inconsapevoli. Non
sappiamo se chi ha curato il servizio del Tg2 ( socialmente
pericoloso quanto culturalmente risibile) sulla Rivoluzione
d’Ottobre o colui che ci vorrebbe fuorilegge, Luca Volontè, siano
o no consapevoli. Sappiamo che partecipano obiettivamente al
costituendo bipolarismo intercambiabile ad egemonia capitalista.
La situazione è difficile, ed è proprio il senso ultimo della
Rivoluzione d’Ottobre che ci viene a sostegno. Essa, infatti, due
lezioni – tra le altre – le ha lasciate per sempre: primo, il
capitalismo non è “naturale”, esso è superabile e un’ altra forma
di produzione ed organizzazione sociale è possibile: il
socialismo. Secondo ( è Lenin, ed è il Gramsci della “Rivoluzione
contro il Capitale”): gli uomini e le donne, i popoli, possono
prendere in mano il loro destino, cambiarlo ribellandosi sia ai
padroni che alle dittature moderate e positiviste. Tutto ciò vuol
dire che la lotta continua, che i comunisti sono tutt’altro che
un residuo storico. Essi sono una necessità sociale e dunque sono
oggi, e saranno domani, al centro del conflitto e della
trasformazione. Vano e idealistico è tentare di cancellarli.
