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congresso

Partecipa al Congresso del Prc sostenendo la mozione unitaria appoggiata anche dall’area de  l’ErnestoDopo la conclusione del Comitato Politico Nazionale del Prc dell’11 maggio 2008, sono stati presentate le mozioni congressuali. Nell’arco di 15 giorni si terranno i comitati federali e verranno definite le date dei congressi di circolo. L’intero itinerario congressuale si concluderà con l’assise nazionale, che si terrà dal 24 al 27 luglio.

Se vuoi sostenere la mozione congressuale unitaria appoggiata da i cento circoli dell’“Appello di Firenze”, dall’area de l’ernesto,  l’area ottobre, l’area di Contro Corrente (ex mozione 3), i compagni dell’ex mozione 4, ricordati che:·
per partecipare al Congresso del Prc devi essere iscritto nel 2008;
·se eri già iscritto nel 2007, puoi iscriverti fino al giorno del congresso di Circolo;·
se, invece, non eri iscritto nel 2007, devi iscriverti 10 giorni prima del congresso di Circolo.


Mettiti in contatto per avere informazioni o collaborare, al fine di sostenere la mozione unitaria, inviando una mail a conlernesto@gmail.com inserendo il tuo nome e cognome, numero di telefono e circolo di appartenenza, oppure chiama al 06/44182255 , 338/8154400.

Riceverai tutte le informazioni sull’itinerario congressuale, le mozioni e le modalità di partecipazione.

Comunicato del Gruppo di coordinamento del movimento sorto dall’Appello “Un Congresso per il rilancio dei movimenti e dell’autonomia del Prc”.

FALLITO IL PROGETTO DELLA SINISTRA ARCOBALENO
DIMISSIONI IMMEDATE E CONGRESSO SUBITO

Siamo purtroppo di fronte ad un disastro completo della Sinistra Arcobaleno, peggiore delle più pessimistiche previsioni. Il risultato elettorale è l’effetto della fallimentare partecipazione del Prc al governo accompagnata alla sistematica liquidazione del Prc e del suo carattere comunista portata avanti da una parte maggioritaria del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, che ha contribuito in tal modo all’affermarsi di una logica dell’alternanza e dell’americanizzazione della politica perseguita dal Pd di Veltroni.
Poiché alla prova dei fatti il progetto della Sinistra Arcobaleno è fallito, il gruppo dirigente ne deve trarre le conseguenze, rassegnando le dimissioni immediate e avviando il congresso da tenersi subito, senza ulteriori rinvii e forzature antidemocratiche.
Va data finalmente la parola agli iscritti e alle iscritte, che troppo a lungo sono stati espropriati da ogni decisione. Anche questa mancanza di democrazia e di partecipazione, sia per come è stata decisa la costruzione della coalizione e del simbolo elettorale sia per la scelta delle candidature, è una delle cause della sconfitta.
Ora non sarebbero più ammissibili atti politici ed organizzativi antidemocratici per far trovare il congresso di fronte a fatti compiuti. Invitiamo tutti i gruppi dirigenti territoriali, dei Circoli, Federazioni, Regionali, a convocare immediatamente assemblee e attivi per una valutazione del voto, per vigilare sul gruppo dirigente nazionale, per fermare ogni atto in direzione dello scioglimento del Prc, per chiedere il congresso subito, approvando ordini del giorno e mozioni da inviare alla Direzione nazionale.
Invitiamo gli iscritti ad autoconvocarsi nelle sedi delle federazioni per manifestare la ferma contrarietà allo scioglimento del Prc, per rilanciare il processo di rifondazione-ricostruzione di una forza comunista in Italia.

Sito aggiornato del movimento: www.appelloprc.org

140 adesioni da Pistoia

140 iscritti e iscritte della Federazione di Pistoia, appartenenti a diversi Circoli, fra cui 5 segretari di Circolo, 1 consigliere provinciale, 2 consiglieri comunali, 1 componente del Comitato Politico Nazionale e numerosi componenti del Cpf di Pistoia approvano un documento di adesione all’appello di Firenze “Un Congresso per il rilancio dei movimenti e dell’autonomia del Prc”.

Documento di adesione all’appello partito da Firenze “Un
congresso per il rilancio dei movimenti e dell’autonomia del
Prc” di 140 iscritti della Federazione di Pistoia.
Siamo compagne/i di varie mozioni e rivolgiamo un appello affinché dalle Federazioni e dai circoli
emerga la richiesta di tenere il congresso all’ inizio della prossima primavera, per consentire una
valutazione partecipata e democratica delle/i iscritte/i sui temi che riguardano la negativa
esperienza di governo, la fine di Prodi, la scelta della sinistra arcobaleno e quella (che non
condividiamo) di andare a liste elettorali senza i nostri simboli e la falce e martello.
Il ruolo svolto nel governo è apparso ininfluente e le scelte sono state imposte dal PD di Veltroni e
Prodi, da Padoa Schioppa, Dini e Mastella, che hanno attuato una linea di risanamento a favore
delle grandi imprese, di confindustria e dei poteri economici. Il programma elettorale è stato eluso
mettendo in luce la subalternità del Prc e ciò ha generato sfiducia fra i lavoratori e le classi
subalterne che richiedevano un ruolo coerente con gli impegni assunti nel programma elettorale.
Invece, sulla guerra è stata concessa la base di Vicenza e aumentato le spese militari del 24%; il
precariato e la legge 30 sono stati confermati pregiudicando il futuro dei giovani; salari, stipendi e
pensioni sono i più bassi in Europa; i diritti non sono tutelati e la povertà cresce fra lavoratori e ceti
deboli; la sicurezza nel lavoro non viene attuata e muoiono per questo migliaia di lavoratori. Una
situazione preoccupante che richiedeva di fare il congresso l’anno scorso alla scadenza prevista
ed invece è stato rinviato a data indefinita proprio mentre il partito veniva coinvolto nel negativo
accordo su pensioni e welfare e nell’impopolare legge finanziaria. Poi dai vertici (come se ciò non
riguardasse anche le/gli iscritte/i), al posto del congresso è stata richiesta una improbabile verifica
a Prodi e il PD, quando proprio essi sono stati determinanti nella cancellazione del programma
elettorale concordato.
Ora, come da molti previsto, il governo Prodi non c’è più e ci troviamo davanti al crescere della
sfiducia nella società; ed anche verso il nostro Partito. Ci siamo fatti relegare nella subalternità
politica che causa grande incertezza e sfiducia nel nostro futuro. Ciò nonostante non sappiamo
ancora se e quando il congresso verrà fatto e vengono portate avanti proposte come quella di un
“governo istituzionale di scopo” per la riforma elettorale che, nel caso venisse accolta, verrà
costruita anche con una parte dei partiti del centro destra. Ipotesi che nel passato abbiamo sempre
rifiutato con determinazione ed oggi viene presentata ufficialmente senza una valutazione
preventiva nei circoli e nei Comitati politici delle Federazioni.
Anche la scelta della sinistra arcobaleno, fatta a dicembre in una riunione degli stati generali, non è
stata portata alla valutazione dell’insieme del Partito. Il percorso si prefigura come mera
competenza dei vertici, non partecipato dalle/gli iscritte/i e dalla base sociale. Ciò vale anche per
gli aderenti alle forze e movimenti che in questi anni (dal G8 di Genova in poi) hanno contribuito
alla ripresa delle lotte nel nostro Paese. Anzi fra il Partito e i movimenti si verifica una frattura
profonda a causa della scelta governista che porta a mediare al ribasso, nel governo e nelle
istituzioni, le istanze sociali e territoriali di cambiamento.
In base a ciò chiediamo che si tenga il congresso all’inizio della primavera in modo da dare alle/gli
iscritte/i un ruolo importante e decisionale sulle scelte future ed anche in merito alla sinistra
arcobaleno che non può essere fatta negando l’autonomia del Prc, i suoi simboli e la sua
esistenza.
140 iscritti e iscritte della Federazione di Pistoia, appartenenti a diversi
Circoli, fra cui 5 segretari di Circolo, 1 consigliere provinciale, 2
consiglieri comunali, 1 componente del Comitato Politico Nazionale e
numerosi componenti del Cpf di Pistoia.

tratto dal sito
www.ramonmantovani.it

la sinistra che verrà e il congresso
Pubblicato su articoli pubblicato il 25 Dicembre, 2007

La sinistra che verrà. La sinistra senza aggettivi. La sinistra ecologista. Il partito della sinistra. La federazione. La confederazione. La cosa rossa e la casa rossa. La costituente. L’unità d’azione. Il cartello elettorale. L’unità comunista prima e della sinistra dopo. E potrei continuare…

Possono tutte queste cose essere sintetizzate dalla formula “soggetto unitario e plurale”? Può questa formula essere chiara per permettere scelte consapevoli? E’ l’idea del “soggetto unitario e plurale” capace di guidare un processo o è un espediente per nascondere idee completamente diverse fra loro? La mia risposta è scontata.

Inoltre esiste un contesto nel quale si discute di tutto ciò. Quattro partiti collocati nel governo convocano un processo unitario per darsi maggior forza dentro il governo e per costruire un’alternativa al Partito Democratico. E, indiscutibilmente, la percezione dell’opinione pubblica dell’operazione è che si fa un nuovo partito, come hanno fatto altri. Ma tre di questi partiti e (si può dire?) anche un pezzo di Rifondazione pensano e dicono che con il governo non si può rompere, che bisogna avere una massa critica (elettorale ovviamente) per essere alleati influenti del Partito Democratico. Mi si dirà che il processo unitario provocherà la partecipazione di tanti “senza tessera”. Ma posso porre una domanda, forse proibita? Non avere una tessera è diventata una qualità in se? Chi l’ha è un minus sapiens? Un “militonto” come si sarebbe detto in altri tempi? Chi attacca i manifesti, lavora per le feste, partecipa ad infinite riunioni, ama la dimensione collettiva della politica è peggio di chi non lo fa o lo fa in reti ed associazioni? Sia chiaro, io non penso che chi ha una tessera sia meglio. Conosco i limiti e i vizi dei partiti, a cominciare da quello del leaderismo, del conformismo e del carrierismo che produce. So e vedo bene quanto c’è nella società civile, in basso, come parte indispensabile della trasformazione sociale. Ma vorrei far notare che il politicismo non abita solo le sedi di partito, che il ragionare da “ceto politico” non appartiene solo a deputati e funzionari di partito. E poi siamo sicuri che, al di la di tanta retorica, non arrivi una massa, tanto a livello locale come a livello nazionale, di ex PCI ed ex Rifondazione animati dalla volontà di superare il PRC e con esso l’anomalia di un partito che sta NEL movimento (non che DIALOGA col movimento) e che può rompere con il governo? Del resto, a leggere certi appelli e certi articoli di illustri personalità, è tutto un pullulare di compagne e compagni che ci hanno insultati per la caduta del Governo Prodi, attaccati per la nostra vicinanza allo zapatismo, aspramente criticati per ognuna delle rotture consumate con la tradizione della sinistra e comunista. Io, al contrario di quello che alcuni pensano, non sono un settario e mi interessa discutere, dialogare ed anche fare cose con queste persone. Semplicemente non mi sembrano superati i motivi di fondo delle nostre divisioni per fare un partito insieme. Non ho mai pensato che il PRC fosse immortale né che l’identità comunista fosse fissa ed immutabile. Ma ho creduto, e credo, nel progetto politico di un partito capace di riconoscere i propri limiti, interno al movimento mondiale contro la globalizzazione, innovativo al punto di concepire elezioni e governo come meri luoghi secondari dell’agire politico. L’assemblea degli “stati generali” che si è svolta l’8 e il 9 dicembre va in questa direzione? Una platea che mostra fastidio nei confronti del movimento No Dal Molin si dispone a fondare un soggetto interno ai movimenti? L’applausometro e il leaderismo incombente sono metodi partecipativi dal basso? Le tonnellate di retorica sono un linguaggio nuovo e vicino ai soggetti sociali? La questione del governo è stata affrontata adeguatamente? Perchè nella “carta degli intenti” dell’8 e 9 dicembre c’è scritto “L’ambizione è quella di costituire non una forza minoritaria, ma una forza grande ad autonoma, capace di competere per l’egemonia, influente nella vita della
società e dello Stato, che pesi nella realtà politico-sociale del centrosinistra.”? Cos’è la “realtà politico-sociale del centrosinistra”? Mi interesserebbe, al prossimo congresso, discutere veramente di tutto questo e di quanto il governo (e non solo quello nazionale) ci ha cambiati. Di come siamo stati negli esecutivi. Di quali errori abbiamo commesso. Di quanto sia reale la nostra internità nei movimenti e nelle lotte, oggi. E mi piacerebbe discutere dell’unità senza che sia presentata come l’ultima spiaggia dell’esistenza stessa della sinistra e senza l’insopportabile retorica della “velocità” e delle “accelerazioni”. Qualche settimana fa Liberazione ha posto una domanda “proibita”. Si può continuare a stare in questo governo? Tutti sanno che se Rifondazione rispondesse negativamente a questa domanda, come io penso sarebbe giusto fare arrivati a questo punto, il processo unitario a sinistra andrebbe immediatamente in frantumi. O no? Forse è per questo che non si è fatta la consultazione di massa in autunno sulla nostra permanenza al governo che pure era stata decisa dal CPN di luglio. Forse è per questo che non si è scelto di provocare subito la verifica annunciando il voto contrario all’inaccettabile provvedimento sul welfare.

Insomma, insisto ed insisterò nelle sedi deputate a decidere, affinché la discussione congressuale sul governo e sull’unità della sinistra sia chiara e per impedire che il progetto politico per il quale abbiamo lavorato tanti anni venga “superato”, diluito o ucciso.

Ramon Mantovani

appello

AL COMITATO POLITICO NAZIONALE

E A TUTTI I

COMPAGNI/ E DEL PRC

Il gruppo di lavoro e di coordinamento nazionale espresso dall’Assemblea autoconvocata di Firenze del 25 novembre, “Un Congresso per rilanciare i movimenti e l’autonomia del Prc”, esprime il più fermo dissenso nei confronti dell’ipotesi di rinviare di vari mesi il congresso nazionale del Partito, ritenendola una grave violazione della democrazia interna e della sovranità degli iscritti/e: chiede pertanto al Cpn del 16 dicembre di respingere tale ipotesi e di confermare il congresso del partito come previsto nella primavera del 2008.

L’attuale gruppo dirigente scaturito dal congresso di Venezia non ha più il mandato politico di compiere scelte su temi centrali e dirimenti come la questione del governo, la “Cosa rossa”, la riforma della legge elettorale e le prossime elezioni amministrative.

La vicenda del protocollo sul welfare, lo stesso decreto sulla sicurezza, l’aggravarsi della questione sociale, testimoniata dalla tragedia di Torino e dalle forti e legittime espressioni di rabbia dei lavoratori, indicano l’esaurimento dell’esperienza del Prc nel governo Prodi. Il prevalere del logoramento sociale rispetto alle attese e alle esigenze di cambiamento rappresenta già di fatto una verifica negativa dell’operato del governo.

Rispetto alla Cosa rossa non è in discussione la necessità di aggregare le forze della sinistra di alternativa e anticapitalistica, i movimenti e i conflitti sociali, ma è chiaro che questa necessità deve fare i conti con la situazione sopracitata, con i problemi che abbiamo di fronte e non può significare il venir meno del Prc e della sua piena autonomia. Diversamente si produrranno ulteriori lacerazioni con la nostra base sociale col rischio di ulteriori pesanti ricadute anche dal punto di vista elettorale. La modalità e i contenuti moderati che hanno caratterizzato l’assemblea degli Stati generali de “La Sinistra L’Arcobaleno” rappresentano una risposta inadeguata e in contrasto con le necessità di questa fase politica, eludono le contraddizioni presenti tra i quattro partiti e rappresentano una forzatura anche dal punto di vista della democrazia interna al Partito.

I compagni e le compagne firmatari/e dell’Appello saranno presenti ovviamente a Vicenza per manifestare contro la base Usa e per sostenere la moratoria dei lavori come richiesto dalla forte e combattiva delegazione presente a Roma il 9 dicembre.

Lo slittamento del congresso, lungi dal demoralizzarci e spingerci al disimpegno, ci vedrà impegnati a rilanciare l’iniziativa per incalzare le inevitabili contraddizioni che si produrranno e aggregare tutte le compagne e i compagni critici, sulla base di un documento politico a cui lavoreremo nelle prossime settimane, per rilanciare il conflitto sociale, i movimenti, il ruolo e l’autonomia del Partito della Rifondazione Comunista, in continuità con lo spirito con cui un milione di persone hanno manifestato a Roma il 20 ottobre.

Bologna, 12 dicembre 2007

Il Gruppo di lavoro e di Coordinamento nazionale

“Un Congresso per il rilancio dei movimenti e dell’autonomia del Prc”

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